L’Eccellenza Sanitaria che Mette al Centro il Paziente: l’Unità Operativa Complessa di Oncologia dell’Ospedale Profili di Fabriano.
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L’Eccellenza Sanitaria che Mette al Centro il Paziente: l’Unità Operativa Complessa di Oncologia dell’Ospedale Profili di Fabriano.

Mar 13, 2026

La salute della collettività è un obiettivo che si raggiunge attraverso un impegno corale, partendo innanzitutto dalle scelte che compiamo ogni giorno. Noi della redazione del giornalino, in quanto studenti di un Istituto Tecnico Agrario come il “Vivarelli”, sentiamo questa responsabilità in modo profondo: siamo convinti che la tutela del benessere passi inevitabilmente per una terra sana e un’alimentazione consapevole. È questa la filosofia che guida la nostra Azienda Agraria didattica, impegnata nella scelta del biologico, e che il nostro Istituto promuove con convinzione attraverso la didattica e corsi specialistici.


Fortemente radicato nel territorio di Fabriano, ma da sempre attento alle tematiche sociali e della prevenzione, il nostro giornalino scolastico “Il Cappuccino” ha voluto incontrare chi, sul fronte medico, incarna questa stessa dedizione alla cura della persona. Parliamo dell’Unità Operativa Complessa (UOC) di Oncologia di Fabriano, un esempio luminoso di eccellenza sanitaria al servizio della comunità.


Alla guida di questo reparto all’avanguardia c’è la Dott.ssa Rosa Rita Silva, che da anni ha plasmato un modello di cura che va oltre il trattamento puramente oncologico. Il reparto è infatti riconosciuto come un’Unità di Oncologia e Cure Palliative Integrate, una certificazione prestigiosa e difficilissima da ottenere. La prova di questo successo è il recente riconoscimento conferito dalla European Society of Medical Oncology (ESMO), che per la quinta volta ha premiato il modo con cui l’équipe della Dott.ssa Silva riesce a coniugare discipline così cruciali, garantendo continuità tra ospedale e assistenza domiciliare.


Oggi incontriamo la Dott.ssa Silva per approfondire l’unicità di questo modello, la sinergia con l’Associazione Oncologica Fabrianese (diretta dal Dott. Saitta) e per farci guidare attraverso i temi della prevenzione e dell’evoluzione delle cure.

Dottoressa, complimenti per il prestigioso riconoscimento. Qual’è stato, secondo lei, l’elemento chiave che la Society of Medical Oncology ha voluto premiare nel vostro modello di cura?
La European Society of Medical Oncology, riconosce dal 2003 i centri nel mondo che integrano oncologia e cure palliative: ESMO Designated Centres of Oncology and Palliative Care. Attualmente nel mondo oltre 250 centri fanno parte di questa rete. La nostra UO ha ricevuto la certificazione, primo centro nelle Marche, nel 2013, poi nel 2016, 2019, 2022, e quest’anno, 2025 per la 5° volta. E’ il riconoscimento del lavoro di integrazione tra le cure attive e le cure palliative sia nella fase precoce che nella fase avanzata di malattia, che vengono erogate attraverso un percorso che vede collaborare l’Unità Operativa di Oncologia dell’Ospedale con l’ equipe dell’Assistenza Domiciliare oncologica guidata dal Dr Luciano Giuliodori.
Le infermiere, la psicologa, la OSS entrano con professionalità e garbo nelle case dei nostri malati, portando competenza ma anche accoglienza e vicinanza.
In fondo è l’applicazione pratica della tanto auspicata integrazione ospedale-territorio con la costruzione di un ponte tra le strutture ospedaliere e appunto il territorio (che può essere la casa, i nuovi ospedali di comunità, l’Hospice). E’ un percorso iniziato oltre 30 anni fa con l’Associazione Oncologica Fabrianese e il suo Presidente Dr Giorgio Saitta con il quale abbiamo immaginato di poter rispondere alle esigenze dei pazienti e delle famiglie non solo all’interno delle strutture ospedaliere ma anche nel luogo che le persone prediligono, quindi la casa, e il leit motiv di questa organizzazione è la continuità assistenziale in tutte le fasi della malattia affinché il paziente non percepisca un senso di “abbandono assistenziale” nei momenti più critici della storia della malattia.

Trattare patologie complesse richiede la collaborazione tra specialisti. In che modo l’UOC di Oncologia di Fabriano lavora in stretta sinergia con gli altri reparti (es.Chirurgia, Radiologia) per garantire un percorso di cura completo?
Nelle patologie oncologiche non si può prescindere dall’integrazione delle conoscenze di diversi specialisti e la loro stretta collaborazione nello stabilire la miglior strategia terapeutica e assistenziale.
I gruppi multidisciplinari e multiprofessionali per patologia sono costituiti da diversi specialisti (chirurghi, oncologi, radioterapisti, palliativisti, psicologi, infermieri, nutrizionisti) che discutono ogni singolo caso perché ciascuno con le sue competenze contribuisce a tracciare il percorso diagnostico terapeutico del paziente in maniera precisa. L’esempio più noto riguarda la Breast Unit, presente in ogni azienda sanitaria della regione, che si occupa del percorso della paziente con tumore della mammella, a partire dalla
diagnosi . La nostra Unità Operativa lavora in stretta collaborazione con i vari specialisti, per i tumori della mammella, i tumori dell’apparato digerente, del distretto ORL(otorinolaringoiatria) e urologico.
Non dimentichiamo però che se il percorso organizzativo ha l’obiettivo di assicurare le diverse competenze e dettare i tempi della diagnosi e cura, resta fondamentale ricordare che i pazienti non sono il loro tumore ma sono persone, con le loro idee e interpretazioni, preoccupazioni e limitazioni, aspettative e desideri.

Negli ultimi anni, le terapie oncologiche hanno fatto passi da gigante. Quali sono i cambiamenti più significativi che ha osservato nell’approccio alla malattia e quali prospettive si aprono per il futuro?
Dai recenti dati pubblicati (I Numeri del cancro in Italia 2025) nel 2025, in Italia, sono stimate circa 390.000 nuove diagnosi di cancro, un numero che segna una sostanziale stabilità rispetto al 2024, con una tendenza alla diminuzione alla luce della progressiva riduzione dei casi negli uomini.
I dati da parte della Commissione Europea confermano per la prima volta in Europa un calo dell’1,7% dei casi complessivi, addirittura del 2,6% in Italia.
Questa tendenza è dovuta, da un lato, alla diminuzione totale della popolazione, dall’altro alla riduzione delle diagnosi di tumore del polmone nei maschi. Un trend positivo, a cui si accompagna un complessivo calo del 9% dei decessi oncologici negli ultimi 10 anni nel nostro Paese, ancora più evidente nelle neoplasie del polmone (-24%) e del colon-retto (- 13%). Sono dati migliori rispetto alla media europea e si traducono in una sopravvivenza a 5 anni più alta nei tumori più frequenti, cioè in quelli della mammella (86% rispetto a 83%), colon- retto (64,2% rispetto a 59,8%) e polmone (15,9% rispetto a 15%).
Questi risultati sono legati a molti fattori (miglioramento delle abitudini di vita, riduzione dei comportamenti a rischio, diagnosi precoce attraverso gli screening) ma soprattutto a 3 elementi che pesano in maniera significativa: le nuove conoscenze biologiche e i nuovi farmaci, l’organizzazione del percorso diagnostico terapeutico assistenziale, la multidisciplinarietà e multiprofessionalità.
Questi elementi insieme contribuiscono al miglioramento della prognosi di gran parte delle neoplasie.
Mi riferisco ad esempio alla importanza della conoscenza di una via molecolare alterata in un determinato tipo di tumore, responsabile della proliferazione: la possibilità di avere nuovi farmaci “ target” che si legano al bersaglio e lo inibiscono ha consentito di migliorare in maniera significativa la prognosi di molte neoplasie: mi riferisco ad esempio al tumore della mammella HER2 positivo, al tumore del polmone EGFR mutato o con traslocazione di ALK, al tumore dell’ovaio BRCA mutato.
Un altro importante progresso degli ultimi anni è l’Immunoterapia che è in grado di stimolare la risposta immunitaria del paziente nei confronti della malattia neoplastica, consentendo di ottenere risultati veramente significativi ad esempio nel melanoma, nel tumore del polmone che non ha mutazioni, in certi sottogruppi di tumori dell’apparato digerente. Le ultime novità riguardano gli anticorpi coniugati: una sorta di cavallo di troia che si lega alla cellula neoplastica e rilascia il farmaco antitumorale direttamente nella cellula stessa inibendone la proliferazione.
Accanto a ciò l’organizzazione del percorso con l’integrazione dei vari specialisti che prendono in carico il paziente in un percorso organizzato (il cosiddetto PDTA Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) consente interventi diagnostico terapeutici nei tempi e nei modi più opportuni. E merito di tutto ciò è la ricerca scientifica, ricordiamo che la ricerca non si ferma mai! E’ verosimile che tra qualche anno lo scenario sarà ancora più incoraggiante.

La prevenzione è un pilastro. Oltre ai controlli di routine, quanto è cruciale lo stile di vita? In che modo un oncologo valuta oggi l’impatto di una buona alimentazione e di una costante attività fisica?
Quando parliamo di Prevenzione dobbiamo distinguere tra:
-prevenzione primaria che si focalizza sull’adozione di comportamenti e stili di vita in grado di evitare o ridurre l’insorgenza e lo sviluppo di un tumore;
-prevenzione secondaria (screening oncologico) si riferisce alla diagnosi tempestiva di un tumore, che permette di intervenire precocemente non evitando o riducendo la probabilità della sua comparsa, ma aumentando le opportunità terapeutiche, riducendo la mortalità;
-prevenzione terziaria è relativa alla prevenzione delle complicanze, delle probabilità di recidive di un tumore.
Per quel che riguarda la prevenzione primaria, conoscere i fattori di rischio per il cancro e farli conoscere alla popolazione ha obiettivo di favorire la modifica degli stessi.
I più importanti fattori di rischio sono:
FUMO: nelle Marche la percentuale dei fumatori è 23%.
ALCOL: sia il consumo abituale elevato, che il binge drinking (letteralmente “abbuffata di
alcol”, cioè consumo di grandi quantità di alcol in un tempo brevissimo, ma raramente), che

il consumo prevalentemente, o esclusivamente fuori pasto sono considerati rischiosi per la
salute. Il consumo di alcol nelle Marche è del 24% della popolazione , nettamente più alto
rispetto la media nazionale (18%)
ATTIVITA’ FISICA: numerosi studi dimostrano che l’attività fisica è in grado di ridurre i rischi legati all’insorgenza e progressione della malattia oncologica. Il 28% della popolazione italiana è considerata completamente sedentaria e sono più frequentemente le donne a far parte di questa categoria. Le Marche in questo campo hanno un 16% di sedentarietà nettamente al di sotto dei livelli nazionali.
ECCESSO PONDERALE (INDICE DI MASSA CORPOREA): valore italiano 43%, Marche 40%.
CONSUMO GIORNALIERO DI FRUTTA E VERDURA: più del 50% in Italia consuma solo 2 porzioni al giorno , quando la quantità consigliata almeno 3 porzioni ma possibilmente 5 al giorno che consuma solo l’8% in Italia.
Quando parliamo di prevenzione secondaria parliamo di screening: gli screening per la diagnosi precoce dei tumori sono strumenti efficaci per la lotta alle neoplasie.
Nel nostro paese sono raccomandati e offerti i seguenti screening:
-per il tumore della cervice uterina (Pap test e/o HPV test) raccomandato e offerto ogni tre anni (Pap-test) alle donne fra i 25 anni e i 64 anni di età;
-per il tumore della mammella, con l’offerta ogni due anni della mammografia alle donne tra 50 e 69 anni;
-per i tumori del colon-retto con una offerta rivolta a uomini e donne tra i 50 e i 69 anni di un
test per la ricerca del Sangue Occulto nelle Feci (SOF) ogni due anni (con colonscopia come test di secondo livello nei casi positivi al SOF).
Negli ultimi anni alcune Regioni tra cui le Marche, hanno esteso, con proprie risorse, l’invito allo screening mammografico alle fasce di età 45-49 e 70-74 anni e lo screening colorettale ai 70-74enni.

Se dovesse sintetizzare il concetto di prevenzione primaria (cioè prima della malattia) in 5 semplici regole, facilmente memorizzabili e applicabili da tutti, quali sarebbero queste 5 semplici regole?
1) Ridurre al minimo il consumo di alcol in particolare evitare qualsiasi consumo fuori pasto e il binge drinking.
2) Non fumare, quindi non iniziare a fumare e smettere di fumare se si è già intrapresa questa abitudine, anche le sigarette elettroniche.
3) Fare attività fisica: oggi le più recenti raccomandazioni non considerano il limite minimo dei 10 minuti consecutivi e il movimento fisico è considerato utile per la salute anche se praticato per brevi sessioni, con l’obiettivo di contrastare la completa sedentarietà.
4) Mantenere un peso coerente con la propria altezza (body mass index)
5) Eseguire una alimentazione corretta con elevato consumo di frutta e verdura, evitando cibi processati, ricchi di grassi,zuccheri raffinati, bevande zuccherate, favorendo la dieta mediterranea che è patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.
Ne aggiungerei una sesta: vaccinarsi contro lo Human Papilloma Virus per la prevenzione dei tumori ad esso correlati.